05 Aprile 2005

Campioni: il sogno



Campioni: il sogno. Il reality show della squadra romagnola del Cervia.
L'emblema del calcio moderno, di un calcio ormai malato e sull'orlo di lasciarci. Non bastano giocatori mercenari, presidenti affaristi, sponsor, pay per view, ora abbiamo anche un reality. Non ci potevo credere quando ne ho sentito parlare, pensavo fosse uno scherzo. Pensavo non sarebbe durato e invece... è ancora lì. E sono felici che li abbiamo presi a emblema, che cantiamo agli ultras avversari che sono come il Cervia... sono senza parole.
 
02 Aprile 2005

CONI: oggi lo sport si ferma.


Arriva ora la notizia che è mancato. Ancora complimenti al CONI, ora come ora avremmo potuto fare un gesto importante, interrompere la partita, far capire quant'era amato o, almeno, rispettato. Invece così siamo stati costretti a casa da Petrucci, che ora avrà la ragione dei fatti. Mi spiace Petrucci, non avrai mai ragione da parte nostra.

Sempre e solo ULTRAS.

CONI: oggi lo sport si ferma.


Finalmente è arrivata la decisione che aspettavamo tutti, che tutti eravamo sicuri che sarebbe arrivata, che, in ogni caso, ci deve far vergognare della società in cui viviamo.

Il CONI ha deciso, lo sport si ferma per l'agonia del Papa. Vergogna.

Vergogna perché il calcio non si è fermato per le vittime dell'11 settembre, per la strage di Madrid, per lo Tsunami. Il carrozzone è andato avanti, mentre gli ultras si guardavano sbigottiti e raccoglievano fondi per le vittime. Persone in cassa integrazione, persone che tirano avanti a fatica, persone che vanno allo stadio per dimenticare il mondo di merda in cui vivono riescono ancora a voler essere solidali con chi ha meno di loro, con chi ha perso tutto. In quei casi lo sport non si è fermato.

Oggi si ferma, non per un lutto nazionale, anche se l'Italia è uno stato laico, ma per un'agonia di una persona che fa già parte della storia contemporanea ma che è ancora in vita. Le domande sorgono spontanee, e se l'agonia si prolungasse nel tempo (non glielo auguro, ma purtroppo succede in questi casi) cosa succederebbe? Non si giocherebbe più a calcio? Se dovesse mancare, come appare ormai imminente, cosa potremmo fare in quel caso?

Ma soprattutto ciò che manca è il rispetto, rispetto delle persone che stamane sono partite dalla sicilia per venire su a Torino, che ora si trovano a Superga a rendere omaggio ai nostri campioni, queste persone dovranno tornare a casa senza aver assistito all'evento che volevano vedere, il costo del viaggio non gli verrà rimborsato da nessuno. Manca anche il rispetto di chi vuole essere indifferente a quando succede oggi in vaticano, non siamo tutti credenti, non siamo tutti legati a quella figura ma, così facendo, veniamo obbligati a esserlo.

Vergogna, ci avete dimostrato ancora una volta che ciò che conta è solo una facciata di perbenismo e di preconcetti, il calcio non si è fermato di fronte a migliaia di morti, oggi si ferma per una persona ancora in vita.
 
29 Ottobre 2004

Ultras



Soli al freddo a preparar striscioni
si parte presto la mattina mettiamoci i maglioni.
Ci aspettano lontano fuori dalla stazione
per darci il benvenuto e fregarci lo striscione.
Mestiere di merda con la divisa indosso
ci scortano per finta, tutto ci piove addosso.
La sciarpa copre il volto ma l'anima è pulita
difendo la mia fede, il color della mia vita.
Ho preso tante botte qualcuna ve l'ho data
ho pianto di dolore dopo km sulla ferrata.
Portavo il bandierone, non so come facevo
dovevo sventolare o botte mi prendevo.
In tutte le trasferte mi son sempre sentito
orgoglioso di appartenere a un gruppo che era un mito.
Un mito da leggenda, ragazzi mai comprati
i nostri erano giorni di quelli organizzati.
E oggi li rivedo, pronti a ripartire
tornati tra la gente pronta ad ubbidire
e a spronare chi ci stà, per cacciare gli invasori al fianco degli ultras.

"Testardo" by ToroNews
 
26 Ottobre 2004

Ultras Granata



Li ho visti avvinghiati ad una bandiera a sventolare la loro anima, respirare fumogeni, sbranare tamburi e disintegrare la loro voce strozzando l’urlo di un goal. Li ho incontrati in treni distanti, pittati di trasferta, in pellegrinaggio verso un ricordo, un sogno. Li ho scoperti in algide notti d’inverno, seminudi in balaustra, scaldati dal fuoco della fede, con un megafono in mano e il Toro tra i denti. Li ho scorti in dure stazioni di guerra, tra alamari di rabbia e il feroce lampeggìo delle sirene, lacrime di lacrimogeni, in notti d’invasione. Ho udito i loro cori in curva dal profumo di marijuana, in cerca di un paradiso mai avuto, di una donna che non attende più, di un sistema che non può comprenderli. Ho intinto la mia penna nell’inchiostro della Maratona, ho bruciato parole, pittato la loro rabbia e ne sono fiero. La curva lancia il suo richiamo e il tifoso ne viene attratto, nel luogo dove il teschio bianco si sposa con il drappo granata ho trovato un mondo duro ma autentico, dove i pensieri all’unisono scandiscono i cori, unici, importanti e veri. Oltre il confine tra la realtà, oltre l’impalpabile comprensione, oltre, oltretutto e soprattutto, un solo nome: Ultras Granata.

Ermanno Eandi
 
24 Ottobre 2004

Musica maestro!


Eccovi un piccolo elenco di gruppi o cantanti che mi piacciono. L'ordine è casuale :-)

Nirvana
Cranberries
Negrita
Faith No More
Rob Zombie
Guano Apes
Skunk Anansie
Articolo 31
Iron Maiden
Metallica
Lenny Kravitz
Placebo
REM
Green Day
Guns & roses
Garbage
No doubt
Sound Garden
Sex Pistols
Clash
Blur (ultimamente però mi stanno scadendo)
Elio e le storie tese
Alex Britti
Dirotta su Cuba
Irene Grandi
Marina Rei
Meganoidi
Statuto
Ligabue
Massive Attack
Morcheeba

... e tanti altri, insomma ho dei gusti strani, ma l'unica cosa che odio è tutta la musica da discoteca, e le ho già fatto un favore a definirla musica ...

Alcune regole per scrivere del buon codice ;-)


Premessa.
Mi sono alquanto stufato di leggere del codice scritto in maniera vergognosa e sentirlo commentare guarda come programmo bene. Ecco alcune piccole considerazioni sulla scrittura del codice.

Concetti di base
Dichiarazione variabili. La dichiarazione delle variabili deve essere esplicita (quindi .... dichiaratele!!!) e non deve mai trovarsi in-code, sempre e soltanto in testa al vostro metodo (per brevità dirò metodo, leggete metodo, proprietà, funzione, procedura, ecc).

Naming. Ammettiamolo. Tutti nella nostra vita abbiamo creato la variabile Pippo. Perchè ci serviva, non sapevamo che nome dargli, avevamo fretta ... bene, l'abbiamo fatto e non lo faremo mai più. Date dei nomi significativi ma non portate all'eccesso questo consiglio. strCodiceFiscale va bene, strIlNomeDellaViaDoveAbitaLaPersona fa venire la pelle d'oca ogni volta che lo leggo (e capita, ve lo assicuro). Evitiamolo.
Notazione ungherese. La notazione ungherese deve essere utilizzata senza abusarne. Un array di stringe non deve essere chiamato arrstrMioArray, è angosciante, così facendo otteniamo dei nomi di variabili che tendono a occupare un'intera riga, astrMioArray assolve il suo compito in maniera egregia.
Camel Casing o Pascal Casing. Perchè il Camel (o il Pascal) Casing? Perchè aiuta la lettura del codice, aiuta soprattutto gli altri quando devono guardare cosa avete scritto. Cos'è ??? Quello che ho fatto sopra, ho messo maiuscola la prima lettera di ogni parola che formava il nome della variabile escluso la notazione ungherese ;-) Di solito si usa il primo per variabili, il secondo per enumerativi, costanti, metodi, classi ...
Case Sensitive. Programmate in un linguaggio case sensitive? Riconosce la differenza tra la variabile strCase e strcase? Fantastico, superlativo, inimmaginabile, dimenticatevelo. Diventa troppo facile confondersi tra le due variabili.
Inizializzazione. Avete dichiarato una variabile? Bene. Che fatica vi costa anche inizializzarla? Nessuna. Però evitate errori sulla gestione dei valori null, tanto come costo in fatto prestazionale è pari a zero l'inizializzazione della variabile.
Variabili private. Per chi programma OOP l'utilizzo delle variabili private è come il pane quotidiano. A parte che all'interno di una classe non dovete mai accedere alle sue proprietà in maniera pubblica ma privata, utilizzate una diversa notazione per queste variabili. Io personalmente antepongo un _ al nome della variabile, strNome privata diventa _strNome.


Scrittura del codice. Anche la scrittura del codice ha delle sue regolette che dovremmo tutti seguire. Niente di difficile, una volta che ci siamo abituati viene automatica la cosa.

Indentazione. Indentate. Non provate a non farlo. Il tab non vi costa nulla, rende più leggibile il codice e permette di vedere aperture/chiusure errate. Soprattutto se usate linguaggi c-based (quelli dove bisogna mettere le {} per intenderci). Cercate di non superare i quattro livelli di indentazione però, a quel punto forse vi conviene creare un metodo a parte.
Nidificazione. La nidificazione non dovrebbe mai essere fatta. Limitatela al massimo. Esistono dei limiti sulle nidificazioni, limiti che molte volte non vengono detti nei manuali. Piuttosto fate metodi diversi.
Ricorsione. Sacrilegio. Questo pazzo ci stà per dire che la ricorsione non deve essere fatta. Esattamente. La ricorsione non deve essere fatta. Non esistono motivazioni valide per farla, basta fare un ciclo di iterazione a monte del metodo per ottenere lo stesso effetto della ricorsione, in compenso così facendo occupate meno spazio nello stack.
Espliticità. (come termine fa schifo anche a me, non mi veniva il nome giusto ... sorry) Siate espliciti al massimo, rende maggiormente leggibile il vostro codice anche se sembra l'esatto opposto. Il blocco WITH del tanto amato VB (oddio, amato non sò da chi ...) era un attentato verso il buon codice. Un attentato che venina consigliato di fare. Non fatelo, non costa nulla ripetere un pezzo di nome, in compenso rende più leggibile quello che state scrivendo.

Questi erano i concetti di base, spero di non essermene dimenticato nessuno. Più tardi proverò a scrivere come si costruiscono delle buone applicazioni, magari multi-tier et similia. Ora vado a fare la pappa :-)

 
23 Ottobre 2004

Toyota Celica 2004 TS


Sì, è una signora macchina. Un piacere da guidare, uno spettacolo che corre sulla Savona-Torino il sabato pomeriggio ... se ne vedete una blu-notte ... beh fate le persone educate, salutatemi mentri vi supero :-)

Pronti? Partenza ... Via!

Ecco fatto, il mio mega sito è partito. Vediamo cosa nè salterà fuori ... per stasera direi che ho fatto abbastanza (sono molto pigro), quindi bon, ho un po' rimpaginato la situazione, ho aggiunto il credo ultras.

Per adesso penso proprio che i racconti che ho scritto rimarranno nei vecchi pensieri di una mente malata, aggiungerò quelli nuovi man mano che li scriverò. Intanto stà per iniziare il secondo tempo della partita e poi ... RedBaron. Prometto per domani qualche nuovo aggiornamento :-)

Nirvana


Vi è un posto dove non c'è terra, acqua, fuoco o aria, né condivisione di spazio infinito, né questo mondo, né un altro mondo, né entrambi, né il sole o la luna. Là non si va né si viene, non si resta, non si muore né si nasce. Non è qualcosa di fisso, non si muove, non è fondato su nulla. Si chiama Nirvana. Esso, in vero, è la fine del dolore.

Credo ULTRAS


- Credo nella violenza come componente inscindibile di questa società, come mezzo di ribellione alla sempre più massiccia repressione voluta da chi ci governa.

- Credo nello scontro fisico attuato secondo precise regole, senza lame, senza bombe e senza infamità, e solo contro chi sà veramente cosa sta facendo.

- Credo nel gruppo, alle sue regole e alle sue gerarchie.

- Credo nell'aggregazione giovanile e alla libertà di pensiero che mi induce a considerare qualcuno diverso anche solo per la sciarpa che porta al collo.

- Credo nell'importanza di appendere il proprio striscione in ogni stadio e ovunque giochi la propria squadra, a prescindere dal numero dalla lontananza o dalla situazione di classifica.

- Credo nell'autosostentamento del gruppo e nell'importanza di portare avanti le proprie idee senza dover rendere conto a nessuno di niete.

- Credo solo nella maglia come unico segno distintivo di fede. Credo nei colori, nella storia e nella tradizione che essa si porta appresso.

- Credo solo nelle persone leali, né amici né nemici. Solo chi è leale veramente non potrà mai venir meno ai principi fondamentali dell'essere ultras, a prescindere dalla rivalità.

- Credo nella lotta dura e massiccia verso tutti quegli organi predisposti all'annullamento del movimento ultras.

- Credo nei principi del rispetto verso chi coltiva le stesse idee. Al di là di ogni repressione, al di là di ogni provvedimento di interdizione dagli stadi.

Libertà per tutti gli ultras !!!!!

I pensieri di una mente malata :-)


- Frasi stucchevoli per i commenti -
Poco fa stavo navigando e dando una sbirciata alle home-page e ai commenti lasciati da tanta gente di Studenti. A parte pochi, direi quasi un’elite, che riesce a estrapolare frasi proprie o comunque ricercate, la massa (che per sua definizione è ignorante) riesce solo a scrivere le solite frasi stucchevoli da baci perugina. Oddio. Mi fate venire il diabete col vostro buonismo e la vostra ipocrisia. Nessuna persona con un QI normale crederebbe veramente a quelle frasi. Chi le scrive o vive nell'ignoranza più pura o, spero, vuole farsi bello rubacchiando le frasi ad altri. Ne ho lette tante, tutte abbastanza idiote, senza senso, vomitevoli addirittura. Non faro nomi né riferimenti, non vorrei mai offendere qualcuno, però, per chi si riconoscesse in queste poche frasi posso solo dare un consiglio ... svegliatevi, aprite la mente e iniziate a usarla sul serio.


- Questo calcio ci fa schifo -
Odio le tute blu, il calcio moderno e le pay-tv, la rovina del calcio. Odio tutti gli stramaledetti fottuti giornalisti che si permettono di giudicare cose che non capiscono e che non potranno mai capire.
Liberà per gli ultras è il nostro imperativo, combattere il sistema di questo calcio malato il nostro scopo, rivivere gli antichi fasti del passato il nostro sogno.
Ultras non si diventa, si nasce. Si nasce con un ideale, con un amore indistruttibile per una squadra, per dei miti.
Nessuno ha il diritto di sporcare con il vile denaro gli ideali puri di tante persone, senza nessuna considerazione per quello che abbiamo sempre dato NOI al calcio. Eravamo tra la fine degli anni 60 e l'inizio dei 70 quando nascevano i primi gruppi ultras. Da allora abbiamo fatto coreografie stupende, alcune passate alla storia. Trasferte di oltre 10 ore di viaggio, notti insonni a inneggiare ai nostri campioni. E poi sono arrivati i giornalisti dotti che ci hanno chiamati teppisti, asociali, emarginati. Ma emarginati da cosa? Voi ci siete mai stati in curva? Voi avete mai fatto una trasferta di 12 ore per veder perdere la vostra squadra? Voi avete mai subito l'onta della retrocessione? Di perdere una finale ai rigori? Ovviamente no, ma intanto i delinquenti siamo noi. Non chi ci diffama senza poterci capire, non chi istiga alla violenza, non chi specula sulle squadre. I colpevoli siamo sempre noi, l'ultima ruota del carro, da spremere e basta.
Ci definiscono emarginati. Emarginati da cosa? Da dei sistemi malati sull'orlo del crollo? E che crolli sto sistema, noi comunque saremo sempre lì, pronti a cantare per le nostre squadre.
La Fiorentina è fallita, la Roma no, la Lazio no, il Parma no (e l'elenco è lungo). Perché ? Oltre ai giornalisti dotti (eh Biscardi, l'italiano non lo sappiamo ma facciamo la morale ogni volta che possiamo eh) sono arrivati i soldi e, di conseguenza i politici. Vergognatevi VOI di rovinare il nostro amore, il nostro ideale, il doping nel calcio non l'abbiamo portato noi, il calcio scommesse neanche, ma i criminali siamo noi. Perché ogni tanto contestiamo, perché siamo portati al limite da giocatori drogati, venduti, senza più l'onore per la maglia che portano. Per presidenti morti di fame che vogliono solo speculare sul calcio (eh Cimmi, ne sai niente ?).
Non parliamo delle pay-tv, che pagano solo le squadre che vincono, ovviamente favorendole e creando un sistema monopolistico e lobbistico nel calcio. Aiutati da quel mostro di Blatter, l'infame che dovrebbe far migliorare il calcio e invece lo fa solo peggiorare. Poi i criminali siamo noi. No, gente, cosi non ci stiamo, iniziamo a detestare questo calcio, ma proprio per il nostro amore sconsiderato per le nostre squadre noi saremo sempre lì a inneggiare ai nostri eroi, quando gli squali e le iene se ne saranno andate via a sporcare qualcos'altro, noi saremo ancora lì e diremo con orgoglio che noi non ci siamo mai piegati ai loro loschi fini.

Libertà per gli ultras.


-Ottobre-
Mattina scura, piovosa, di un estate ormai finita e di un autunno che si preannuncia triste. Triste perché il mese di Ottobre in riviera è sempre un momento di calma piatta. Finito il furore estivo di turisti e, diciamolo, di turiste, ci ritroviamo a doverci guardare negli occhi. Rimpiangendo ciò che è stato e ciò che poteva essere scopriamo di aver perso un altro anno a combattere i nostri demoni. Ci divorano, ci martellano, ci lusingano di notte con sogni che al mattino si rivelano incubi. I paradisi artificiali ormai sono solo una coltre del passato, chiusa e di cui abbiamo buttato via la chiave. L'unica domanda che ci porgiamo è come ammazzare la noia in un luogo ormai privo di interessi. Adriano, il nostro protagonista, decide allora di partire verso un rito ormai vecchio di decenni, l'unica fiamma che gli riscaldi il cuore. Si, il calcio, l'unica cosa che porti un raggio di
luce in una mattina eterna altrimenti scura. Stanco di essere solo, stanco di sentirsi chiuso in un lavoro che gli tarpa le ali, Adriano sale in macchina deciso ad andare in mezzo ai suoi fratelli di curva, in un mondo dove nessuno ti chiede niente che tu non possa o non voglia fare. Ti viene chiesto di venerare una squadra, dei giocatori, un tempo sovrani dei cieli che li richiamarono a loro prima del tempo, e nulla più. Le connotazioni politiche, religiose, il colore della tua pelle non conta. Conta solo il colore della tua seconda pelle, della tua seconda fede, del tuo credo. Il suo colore era il colore del sangue, vivo, forte. Ma il sangue è anche il simbolo della sofferenza, di un attesa durata decenni, di un qualcosa che non c'è più, strappato alla vita dalla nebbia. E mentre Adriano viaggia sull'autostrada, solo, sfrecciando tra le auto dei vacanzieri del week-end, pensa a questo. E pensa a cosa potrà essere quella giornata. Lui lo sa che la sua squadra è debole, che l'altra rappresenta il diavolo, sia nello stemma che nel corpo, piena di campioni, di iene e di squali. Ma forse oggi accadrà un miracolo. L'ora si avvicina, siamo in barriera, basta uscire, svoltare a destra verso Assago e poi eccolo lì, il tempio del pallone, dove decine di migliaia di persone si radunano la domenica per adorare falsi profeti. E lì inizia la discesa oscura verso l'inferno dei diavoli, circondato da mostri in divisa armati e corazzati, e lui, il nostro protagonista, armato solo del suo cuore e di una sciarpa memore di mille battaglie entra nel tempio. Ci sono tutti i nostri fratelli, gli UG, i GK, le GG e i VK, torinesi, milanesi, liguri come Adriano e mille altri. Chiusi in una gabbia, recintati dalla signora, iniziano a inneggiare ai loro campioni, con cori, urla e quadrati bianchi e granata. Entrano i campioni, l'ovazione è dovuta, sono loro a decidere del nostro futuro, un giorno di gloria, uno senza infamia e senza lode oppure uno all'inferno ? Solo il campo deciderà. Dopo appena pochi minuti la sua squadra sta già perdendo. Perdendo perché è più debole, perdendo perché ormai si respira nell'aria la fine anche se siamo solo all'inizio. Al riposo, dovuto ai campioni ma rubato dai suoi beniamini, la gioia è finita, morta. Cosa fare ? Rimanere lì per subire l'onta del secondo tempo, vedendo i propri beniamini che vengono presi in giro da undici diavoli e da cinquantamila adoratori del demonio ? Andiamo, andiamo via tutti, urla Paolo, capo-ultrà, non possiamo assistere ad altro, e cosi Adriano se ne torna sconsolato a casa, senza più gioia ma con solo dolore nel cuore. Anche l'unica luce s'è spenta. Ma si riaccenderà a Febbraio ...


-Febbraio-
Anche l'unica luce s'è spenta. Ma si riaccenderà a Febbraio ... Passato il Natale in famiglia, ecco che arriva il Capodanno in darsena con gente assai particolare. C'è il chitarra e il Turry amici da anni, c'è il Bobo l'unica persona sulla terra che parla dialetto milanese con accento romano o l'esatto contrario, dipende da quello che gli porta il momento. C'è la sua mogliettina, c'è anche lo svizzero, dopo lunghe pause riflessive dove non si ritrova manco sulla rete. C'è l' alfa-gelataio con la principessa e pochi altri, e, come ad ogni suo Capodanno, Adriano si fa delle promesse su che cosa farà durante l'anno nuovo. Una di queste è di riporre di nuovo fiducia nella sua fede calcistica, di tornare ove tutto era finito due mesi prima, con un grande dolore. La serata si preannuncia rivelatrice del nuovo anno, di grandi peripezie per il nostro antieroe. Ovviamente un Capodanno non può che iniziare con una cena, passata la quale nella city non rimane altro che cercare un posto dove festeggiare tra spumante e uva lo scoccar della mezzanotte. Dopo aver bocciato un locale latino-americano, presentato ad Adriano come un luogo di ritrovo di angeliche presenze e rivelatosi una tappa dei vegliardi, si profila la darsena, con tanto di concerto dal vivo. La gente è tanta, ma Adriano, abituato alle domeniche allo stadio, riesce a entrare e a aprire la strada ai suoi amici, solo Bobo lo accompagna in tale ardua impresa. E dopo alcuni minuti carichi di tensione con dei giovini non troppo lesti a spostarsi e non troppo lucidi per evitare il suo sguardo assassino, finalmente si ritrovano seduti in un osteria. Dopo alcuni sorsate piratesche il nostro Adriano è alticcio, condizione normale per le serate in riviera. Evitato un altro scontro con dei loschi figuri, sue vecchie conoscenze di un passato ormai morto e sepolto, eccolo risalire in macchina per finire nel modo migliore l'anno vecchio. I giorni scorrono come la neve, evento eccezionale in riviera. Ma il nostro antieroe ha ormai preso abitudini diverse dal calcio che gli impediscono di recarsi nel capoluogo piemontese per urlare e sfogarsi, nessuno in mezzo a mille. E in uno dei giorni oscuri nella storia del calcio capita un evento che gli riporta la mente a giorni lontani, di quei primi anni novanta che lo videro diventare un ultrà. In quei giorni uno dei suoi eroi si vendette al diavolo, portando discordia e distruzione nella sua ex squadra. E lì ci fu la follia, il fuoco colorò del rosso sangue, il loro simbolo, il cielo torinese. Col tempo tornò la normalità, come sempre accade, fino ad un altro evento. Erano degli anni oscuri, lui era bloccato da ostacoli insormontabili e abbattuto dal Regio furto, che causo nuovamente lo scoppio della follia. Questa volta il fuoco non colorò i cieli taurini, ma non di meno i suoi fratelli ottennero nel peggiore dei modi la ribalta dei giornali. Stavolta però Adriano era lì, assistette a tutto e si invischiò nella follia collettiva. Errore di gioventù lo definirono e non ebbe ulteriori ripercussioni. Ma nella vita non si può mai dire come il passato torna ad affacciarsi e a sbatterci in faccia i nostri errori. In quel dannato Febbraio i suoi fratelli tornarono a scontrarsi con il diavolo, questa volta nel loro tempio, nel loro covo. E la loro squadra continuava a non essere fiera del nome che portava, a far rigirare nella loro tomba i campioni persi nella nebbia. Dopo l'ennesima onta i diavoli si accorsero di non essere loro i padroni dell'inferno, ma di esserci caduti dentro. Volavano seggiolini, vetri si infrangevano e le spranghe venivano calate sulla testa coperta della signora. E la signora, sopraggiunti gli aiuti, caricò molte volte quella sera. Adriano era in un locale rivierasco, attorniato da amici ma costernato dalle immagini televisive dell'inferno scatenato dai suoi fratelli. Anche questa volta col tempo tornò la normalità ma stavolta ci furono delle conseguenze feroci nei confronti di chi aveva commesso errori nel passato. Alcune iene romane decisero di dare un segno deciso ai così detti facinorosi ultrà, emarginati, dicevano loro, dalla società e perciò violenti. Vennero emesse delle leggi anti-ultrà, e anche il nostro Adriano ne fu coinvolto, anche se marginalmente. Gli venne consigliato di non presentarsi allo stadio per un anno intero, così si dovette perdere una delle sue passioni più grandi. Ma il tempo sta scorrendo veloce, i mesi si accavallano, e Febbraio si avvicina nuovamente. Nel frattempo Adriano, non convinto dei suoi errori, ha giustamente evitato di recarsi allo stadio della sua squadra, ma attende solo l'ora per continuare a gridare e a sfogarsi, con i suoi fratelli ultrà.

Adriano è rientrato allo stadio il 15/02/2004 in occasione di Genoa - Torino :-)


-Il mare d’inverno-
Oggi piove. E' una giornata uggiosa, classica per l'autunno rivierasco, che incuterebbe tristezza e malinconia a tutti. Ma non a chi apprezza il mare d'inverno, soprattutto il mare in Liguria. Dove le montagne colano a picco sul mare, in una eterna lotta per il predominio del paesaggio, si affacciano scenari da favola, in grado di riempire dei vuoti altrimenti incolmabili. In queste giornate dove ovunque giri lo sguardo vedi dei paesaggi smorti, colori freddi e opachi, basta soffermarsi su quella distesa d'acqua, attrattiva estiva dei turisti che non possono capire cosa voglia dire vedere quello stesso mare in burrasca, le onde che si vanno ad infrangere sulla risacca creando suoni e odori unici nel loro genere. Il mare difficilmente è comprensibile, o te lo senti dentro fin da piccolo o non lo apprezzerai mai a dovere. Arduo il compito di spiegare ad un turista la semplice idea locale che il mare sia più bello in una giornata invernale di pioggia che d'estate, con tanta gente ovunque tu volga lo sguardo. Soprattutto in determinati luoghi, veri paradisi scesi dal cielo in terra, come può essere Laigueglia. Mentre ti avvicini al borgo sei circondato ovunque da montagne a picco ricoperte di un verde ormai scuro e dal mare impetuoso, che sfoga la sua rabbia sul litorale cercando di superare quelle barriere imposte dall'uomo e chiamate strade. Sei lì, davanti a un borgo che, se chiudi gli occhi e inizi a sognare, ti pare catapultato direttamente dai secoli oscuri della nostra terra, con quella distesa infinita d'acqua che da un momento all'altro innalza il suo ruggito di guerra. Basterebbe volgere lo sguardo dall'altra parte per vedere cime imbiancate dalla neve ma no, tu continui a guardare quello scorcio di paradiso capace di trasmetterti sentimenti dolci e amari al contempo, sentimenti malinconici ma non depressivi, chiusi tra lampi, venti ostili e le gocce di pioggia che, cadendo dal cielo, vanno a riunirsi in quella grande distesa d'acqua salata. Se sia meglio guardarlo da soli o in compagnia di persone a noi care lo lascio al libero arbitrio, solo non voglio sentirvi più dire più che non vi piace ... il mare d'inverno.


- Valeria -
Tu mi chiedi perché, perché dopo anni che è finita tra noi, dopo altre storie, dopo tutto quello che è successo, sono ancora innamorato di te. Penso che la risposta sia al tempo stesso semplice e complessa. Sono innamorato di te perché non c'è una ragione per essere innamorati. Sono innamorato di te perché insieme stavamo bene, riuscendo spesso a disincantarci completamente dalla vita quotidiana, dalla solita routine che perseguita le nostre giornate. Sono innamorato di te perché sei una ragazza fantastica, perché sei unica. Ma ciò non basta, l'amore non è qualcosa che si possa provare da soli, deve essere ricambiato per poter funzionare. Tu non vuoi darmi un'altra occasione, un modo per farmi scusare di quello che posso aver fatto di sbagliato, degli errori commessi. E io dovrei essere arrabbiato per questo. Solo che non ci riesco, l'amore che provo per te mi impedisce di odiarti. Preferirei odiarti, almeno i dolci ricordi di noi due smetterebbero di tormentarmi, demoni interiori che non riesco a sconfiggere. Ma forse tutto questo tu non lo capire. Chi non scende all'inferno per poi risalirne non può capire quando forti possano essere le emozioni, i sentimenti che si possono provare. Sappi però una cosa, un pezzo del mio cuore sarà sempre tuo.
 

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